venerdì 19 settembre 2014

E alla fine … si festeggia!

Oggi vi vogliamo mostrare la gioiosa foto (cliccaci sopra per ingrandirla) della festa di fine riprese di Take Five.

Ecco qui buona parte de ‘i cavalieri che fecero l’impresa’, rilassati e felici.


Il risultato vi aspetta nei cinema dal 2 ottobre !


lunedì 15 settembre 2014

Clip: Take Five, la piscina!

Buon inizio di settimana a tutti! 

Si avvicina l’uscita nelle sale di Take Five per la regia di Guido Lombardi e, così, continuiamo ad accompagnarvi verso il 2 di ottobre con materiali riguardanti il film per farvi entrare nell’atmosfera di questa imperdibile avventura di una rapina in banca.

Oggi una suggestiva clip nella quale vedrete i cinque protagonisti immersi nell’ovattato ambiente di una piscina dove, tra una nuotata e una doccia, non mancano domande scottanti e dall’oscuro presagio!

A voi !


giovedì 11 settembre 2014

Il Trailer Ufficiale di Take Five!


Un conto alla rovescia per presentare i protagonisti di Take Five, cinque uomini che si ritrovano per mettere a punto una rapina in banca. E' la loro uscita d’emergenza, il loro ultimo asso da giocare per cambiare definitivamente esistenze piene di tensione, violenza ma anche amore, passione e ironia. In una Napoli affascinante e decadente, O Sciomèn, Sasà, Ruocco, Carmine e Gaetano preparano l’irruzione al caveau dei loro sogni. Non mancheranno gli ostacoli e, tra tensione e azione, porteranno avanti il loro piano.

Personaggi dal passato e dal presente tumultuoso, dal futuro incerto, sempre costretti a guardarsi alle spalle, del resto … “Che brutta gente che c’è in giro!”.

Protagonisti di questo film di genere che, vi farà sobbalzare dalla vostra poltrona nel buio della sala cinematografica, sono: Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster e Gaetano Di Vaio. La regia è del giovane e talentuoso Guido Lombardi che dimostra tutta la sua competenza e abilità nel dirigere un action movie fortemente radicato nella personalità di una città unica come Napoli e dell’umanità che la abita.

Un ricettatore. Un gangster leggendario e depresso. Un pugile squalificato a vita. Un fotografo-scassinatore reduce da un infarto. Un idraulico con il vizio del gioco.
Si apre il sipario e inizia l’avventura!

Fateci sapere che ne pensate del trailer ufficiale di Take Five che, vi ricordiamo, arriverà nei cinema dal 2 ottobre distribuito da Microcinema!


  

mercoledì 10 settembre 2014

Take Five è in arrivo nelle sale: ecco a voi il manifesto!

Ci siamo! Dopo essere stato presentato in Concorso - accolto dal pubblico molto calorosamente - all'ultimo Festival del Film di Roma, il 2 ottobre 2014 uscirà Take Five con la regia di Guido Lombardi (che in molti ricorderanno per lo sconvolgente La Bàs – Educazione Criminale, Leone d’Oro del Futuro alla 68° Mostra del Cinema di Venezia) che dirige cinque campioni della recitazione calati in personaggi indimenticabili. Il titolo si rifà al classico del jazz del Dave Brubeck Quartet e con l’andamento insolito di questa composizione lancia questi ‘uomini d’oro’ in una pazzesca rapina nel caveau di una banca. I ‘nostri soliti ignoti’ sono: un ricettatore, un gangster leggendario e depresso, un pugile squalificato a vita, un fotografo di matrimoni ex rapinatore reduce da infarto e un idraulico con il vizio del gioco che pensano di avere trovato la soluzione per cambiare le loro esistenze. Cinque “irregolari” alle prese con il ‘colpo’ della vita. Diffidenti, solidali, infine travolti da un reciproco gioco al massacro, dove contano soltanto il denaro e la lotta per la sopravvivenza.

Take Five è un "caper movie", come vengono chiamati i film incentrati sul racconto di una rapina, nel quale sono riconoscibili echi del cinema di Sergio Leone, delle Iene di Quentin Tarantino con sprazzi della comicità de I Soliti ignoti. Mixati nel racconto energico e sincero di quel mondo criminale che prodotti come Gomorra cominciano a renderci familiare. E tutto, senza aver  nulla da invidiare ai modelli d'oltreoceano.

Come sanno i lettori di questo blog, a dare vita a questa incredibile avventura ‘ai confini della realtà’, troviamo cinque pezzi da novanta: ‘Gaetano’ Gaetano Di Vaio , ‘O Sciomèn’ Peppe Lanzetta, ‘Ruocco’ Salvatore Ruocco, ‘Carmine’ Carmine Paternoster e ‘Sasà’ Salvatore Striano e questo è solo l’inizio della storia …

Insieme a loro anche: ‘O Jannone Gianfranco Gallo, ‘Esther’  Esther Elisha, ‘O Ninnillo Antonio Pennarella, ‘Antonio’ Antonio Buonomo, ‘Il Direttore di banca’ Alan De Luca, ’A Jannona Vittoria Schisano, ‘Il Medico’ Marco Mario De Notaris.


mercoledì 6 novembre 2013

TAKE FIVE sarà in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma!

In occasione della presentazione di Take Five all'8. Festival Internazionale del Film di Roma giovedì 14 novembre all'Auditorium Parco della Musica, vi riproponiamo l'intervista fatta al regista Guido Lombardi durante le riprese, in cui ci parla dei piani sequenza, delle macchine del set, delle ambientazioni, dei ruoli dei 5 protagonisti (Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster, Gaetano Di Vaio) e della poesia che può nascere sul set...
L'intervista è a cura di Roberta Serretiello.


lunedì 6 maggio 2013

Interviste dietro le quinte: Maica Rotondo, scenografa



Tra le stanze di Take Five, ecco l’intervista alla scenografa del film, Maica Rotondo.

 

Quali sono stati i momenti di maggiore stress durante il corso delle riprese?

Me ne ricordo due in particolare. Il primo è stata la preparazione del set fotografico, lo studio di Sasà Striano. Dovevamo essere pronti per una data precisa e avevamo tempi stretti e poca disponibilità economica.  In quel caso abbiamo dovuto fare tutto da capo: dalla pulizia alla ristrutturazione degli ambienti concludendo con l’arredamento, i dettagli, gli oggetti che raccontassero il proprietario dello studio. Il secondo momento è stata la preparazione del caveau della banca dove si sono ripetute le stesse dinamiche ma con una problematica in più. Infatti, per quanto riguarda lo studio, Guido l’aveva visto già durante la preparazione. Invece, per il caveau ciò non è potuto succedere e quindi il giorno delle riprese ero molto tesa perché non sapevo se gli sarebbe piaciuto e se corrispondeva a ciò che aveva immaginato. Per fortuna è andata bene.

C’è qualche scena cui sei legata maggiormente? 

La scena nella banca centrale nella sala neorinascimentale del Palazzo della Borsa mi ha emozionata particolarmente, anche per il tipo di inquadrature scelte da Guido. Non mi immaginavo che sarebbe venuta così. Anche la scena al Lanificio, quando i cinque protagonisti scavano il buco, o l’incontro clandestino di box. In realtà è insolito dare tanta importanza alle location e alla scenografia in un film a basso costo e quindi la soddisfazione è stata molta soprattutto per le scene girate negli ambienti più problematici.

Come ti sei trovata a lavorare con la troupe? 

Mi sono trovata bene. Molti già li conoscevo. Abbiamo fatto insieme Là-bas e quindi c’era già affiatamento. Con Guido, l’aiuto Sergio Panariello, il direttore della fotografia Francesca Amitrano, e con la costumista Francesca Balzano siamo riusciti a coordinarci tra mille difficoltà, location complicate e tempi serrati sui quali la produzione ci ha marcato stretto. L’unico difetto è che forse in alcuni momenti eravamo in troppi sul set e questo credo sia da evitare perché fa calare la concentrazione. Tuttavia c’è stata sicuramente una buona comunicazione tra i vari reparti. 

Com'era il tuo rapporto con gli attori?
 
Lo scenografo non ha un rapporto così diretto con gli attori rispetto a quello che può avere regia o costumi. Però è stato bello perché loro si sono emozionati molto quando hanno visto gli spazi e la scenografia. Per esempio, Peppe Lanzetta è rimasto stupefatto dalla ricostruzione dello studio fotografico e subito si è adattato sentendosi nel posto giusto. Questo mi ha dato soddisfazione. È stato piacevole.

E con il regista?
 
La bellezza del rapporto con Guido è che sta crescendo. In passato abbiamo avuto dei problemi in Là-bas, legati soprattutto alla comunicazione: a me non arrivava bene ciò che lui desiderava e io non riuscivo a spiegargli i miei problemi. Per Take Five, invece, ho cercato di aggirare l’ostacolo. Ci siamo chiariti. Gli ho detto di fidarsi di me perché con la fiducia reciproca possiamo crescere. Dopo quel chiarimento c’è stato maggior affiatamento ed è andata meglio, anche se non è stato semplice. Bisogna considerare che Guido ha la caratteristica che all’ultimo momento cambia idea, però tendo di accontentarlo fino all’ultimo.

C’è qualche episodio del dietro le quinte che vuoi raccontarci?
 
Quando dovevamo girare nel caveau della banca c’era molta tensione. Eravamo a metà del film. La produzione era tesissima perché avevamo accumulato qualche ritardo nel corso delle giornate passate. Arrivati sul set a Piazza Telematica, Guido ed io concordammo che l’ambiente era troppo asettico e pensammo di aggiungere un quadro contemporaneo. Mentre ho cominciato prepararlo gli altri stavano sistemando le attrezzature. Improvvisamente dalla produzione ci fu un richiamo tanto forte quando ingiustificato nei miei confronti, come se fossi in ritardo di chissà quanto mentre il set era pronto. Io ho cercato di mantenere la calma. Anzi, la violenza della discussione mi ha ispirato. Così, sul supporto di una quinta di riserva di tre metri per uno ho realizzato uno spizzo rosso sul fondo bianco. È stato il quadro che mancava. In realtà una dedica per il produttore esecutivo che mi ha rimproverato. Lui lo sa, anzi, al termine della giornata ci siamo fatti una bella risata.

Come sei arrivata a lavorare nel cinema?
 
Ho iniziato con Antonio Capuano all’Accademia delle belle arti. Dapprima in spettacoli teatrali e poi in alcuni video realizzati dall’Accademia stessa. Infine è arrivato il mio primo film, La guerra di Nario, dove Capuano mi chiamò come volontaria. Da quel momento si è creato un forte legame con lui, che mi ha chiamato anche per altri spettacoli. Devo ammettere che è stato proprio Antonio Capuano a formarmi.

Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere questa carriera?
 
Avere voglia di fare è importante, ma fondamentale è avere l’umiltà di sapere di essere ignoranti. Abbiamo sempre da imparare e l’approccio giusto credo sia questo. Ci vuole molta energia e forza ma soprattutto una grande dose di umiltà.

(Intervista a cura di Giorgio Caurso, foto di Tiziana Mastropasqua)



giovedì 4 aprile 2013

Interviste dietro le quinte: Francesca Amitrano, direttrice della fotografia

Intervista alla direttrice della fotografia Francesca Amitrano che, con la semplicità e la simpatia che la contraddistinguono, ci racconta qualcosa in più sul suo ruolo in Take Five e sul dietro le quinte.



Quali sono stati i momenti di maggiore stress, durante il corso delle riprese?

Sicuramente uno dei momenti di maggiore stress è stata la giornata nel Tunnel Borbonico. La location era molto difficile ed il programma intenso. Le attrezzature da portare con noi erano tante e difficili da trasportare… abbiamo dovuto illuminare una zona sotto terra! Quando fai un programma così pieno, e hai tutti questi macchinari, cominci a pensare che non riuscirai mai a fare tutto, ma forse proprio questa paura, unitamente alla consapevolezza di non poter tornare più sulla location, ci ha fatto lavorare molto bene.

C’è qualche scena cui sei legata maggiormente?

Io sono molto legata alla scena finale del film. Senza svelare troppo, sono rimasta molto colpita dalla recitazione di Emanuele (il fattorino n.d.r.). Le inquadrature sono molto belle e frutto di sperimentazioni, perché volevamo fare delle cose un po’ complicate e i mezzi non lo permettevano, quindi abbiamo inventato un modo per rendere al meglio il movimento della camera. Abbiamo provato di tutto, volevamo anche appendere un operatore al soffitto!

Come ti sei trovata a lavorare con la troupe?

Molto bene, anche perché la maggior parte delle persone le conoscevo già. Con qualche elemento nuovo della mia squadra c’è stato qualche problema di comunicazione, ma dopo un po’ si è cominciato a parlare la stessa lingua e tutto è filato liscio. Fondamentale il rapporto con la scenografia e con Guido, perché le luci di scena descrivono l’atmosfera e segnano gli ambienti. Il colore dell’appartamento, il rosso carminio, è fondamentale per la resa fotografica.

Com'era il tuo rapporto con gli attori?

Si è creato un bel rapporto con loro, e la cosa più bella che ho visto è che tutti si sono impegnati tantissimo per fare al meglio il loro lavoro. In più, si avvertiva proprio un grande attenzione ed un gran rispetto anche per tutto ciò che accadeva dietro le quinte. Un buon rapporto con tutti, ma quello che mi è piaciuto di più è stato scoprire il talento di Emanuele, che secondo me è bravissimo.

E con il regista?

Il primo giorno non è cominciato benissimo, non tanto con Guido quanto più in generale, perché le riprese in piscina sono state complicate. La sera stessa mi mandò un messaggio sul cellulare: “Franci corri!” proprio perché avevo passato tutta la giornata a fare di fretta. Alcune riprese sono state complicate e non avevamo un operatore subacqueo, quindi ci abbiamo provato un po’ tutti. Anche io mi sono buttata in acqua. Però non me la sono presa male, perché ero consapevole che non potevo fare altrimenti e che i tempi reali del lavoro non potevano essere differenti.

Avevate mai lavorato insieme?

Abbiamo cominciato insieme con un cortometraggio, Vomero Travel, e ci ha presentato Gaetano Di Vaio. Poi abbiamo fatto insieme Là-bas, quindi ci conoscevamo da prima ed avevamo lavorato insieme a questi progetti.

Ricordi qualche momento divertente, magari qualche episodio imbarazzante accaduto durante le riprese?

Una volta sono inciampata tra le luci durante le riprese nello studio fotografico. Siccome sono un po’ distratta, gli assistenti appena mi vedevano prendere una macchina o una luce – dal momento che non mi piace stare con le braccia incrociate, sul set – mi fermavano subito! Sicuramente per gentilezza e per evitare che facessi sforzi, ma immagino anche perché avessero un po’ paura che mi facessi male.

Infine, come sei arrivata a lavorare nel cinema?

Ho frequentato il centro sperimentale di Roma. Durante la scuola e dopo ho fatto esperienze su set grossi: ho lavorato in Gomorra come volontaria, ad esempio, poi sono andata in Francia contattando persone italiane che già avevano contatti lì. Sono rimasta pochi mesi. Poi ho capito che non volevo fare gavetta in altri ambiti che non fossero la fotografia pura. Ho preferito fare anche progetti più piccoli, ma sempre curando le luci e la fotografia. Ho finito per allenarmi a fare solo quello.

(Intervista a cura di GianPaolo Improta, foto di Tiziana Mastropasqua)