giovedì 7 marzo 2013

Sul set è ancora CIAK!

Sul set gli attori e la troupe leggono il numero di marzo di CIAK, con il secondo reportage di Luca Barnabè che la rivista dedica a Take Five.
(Foto di Tiziana Mastropasqua)  

Salvatore Striano, prima di andare in scena, legge il numero di marzo di Ciak
Carmine Paternoster, in pausa, legge l'articolo su Take Five
Antonio Alessi, organizzatore di produzione, assorto nella lettura del numero di marzo di Ciak

Francesca Amitrano, direttrice della fotografia, mentre si fa leggere da GianPaolo Improta l'articolo di Take Five sul nuovo numero di Ciak
Daniele Maraniello (a destra) e Alberto Padoan (a sinistra) prima di tornare al reparto audio, leggono Ciak
 L'aiuto regista Sergio Panariello legge il reportage su Take Five

Francesco D'Ambrosio e Pina Iervolino (reparto Regia) sotto una leggera pioggia leggono l'articolo di Ciak su Take Five




lunedì 4 marzo 2013

La video intervista all'attrice Esther Elisha



Sul set di Take Five, l'intervista alla bellissima attrice bresciana Esther Elisha che ci parla del suo rapporto con il regista, Guido Lombardi, e con la troupe, già conosciuti in occasione delle riprese di Là-bas.  
Reduce dei numerosi successi lavorativi - tra i quali vanno ricordate le partecipazioni televisive alla serie "Boris", al "Commissario De Luca" ed alla fiction Rai "La Musica Nel Cuore", oltre che al già menzionato Là-bas e al film di Francesco Prisco Nottetempo - Esther ci concede l'intervista dopo il suo primo giorno di riprese sul set dello studio fotografico di Take Five. 



(Intervista a cura di GianPaolo Improta e Martin Errichiello)

venerdì 1 marzo 2013

Interviste dietro le quinte: Eliana Scognamiglio, assistente costumi

Verso la fine della settimana torna anche l’appuntamento con le interviste dietro le quinte, un viaggio che pone la lente d’ingrandimento sul lavoro di chi fa il cinema da dietro le quinte. Oggi con noi, Eliana Scognamiglio, assistente ai costumi.  



Come sei arrivata a lavorare nel cinema?

Prima lavoravo nella moda, a Milano, poi mi sono ritrasferita a Napoli e mi ha contattato Francesca Balzanoper un film. Io non ne avevo mai fatto uno in vita mia; mi ero sempre occupata di altre cose, ero assistente di una giornalista di moda. Però il mondo del cinema mi ha sempre affascinato, ed anche se era un progetto a zero budget ho accettato. Così ho iniziato a lavorare su Là-bas, il precedente film di Guido.

E da Là-bas in poi ti sei dedicata solo al cinema?

Non sono ancora molto addentro all’universo cinematografico campano, ma quando posso ci lavoro volentieri! Sono stata chiamata per questo secondo film di Guido e sono contenta di essere qui.

Cosa ti piace del lavoro sul set?

È bellissimo condividere la costruzione di un personaggio, per quanto riguarda la parte dei costumi, ma anche far parte di una troupe che alla fine della giornata porta il prodotto a casa, ed il prodotto è un film, non una cosa da poco. Con Francesca si è creato un meraviglioso rapporto, che mi ha permesso di poter partecipare alle scelte dei costumi e non solo a seguire direttive. Un ottimo capo reparto, molto esigente.

Quanto influisce il costume nella costruzione dei personaggi di Take Five?

Il costume influisce in maniera molto forte sulla costruzione del personaggio. In questo film ci sono diversi personaggi, ed ognuno di loro è ben caratterizzato: alcuni sono un po’ più forti, altri sono un po’ più deboli, ma per trovare il giusto equilibrio bisogna saper entrare in simbiosi con il regista e con l’attore stesso. Bisogna capire cosa loro vogliono esprimere, e tramite il costume fare la tua parte perché possano farlo al meglio.

E quale tipo di rapporto si è creato tra il vostro reparto e gli attori?

Noi stiamo molto con gli attori, perché dobbiamo fare moltissime prove per vedere come vanno i costumi, poi sul set siamo sempre in contatto. È inevitabile che si venga a creare un rapporto molto stretto con loro, anche per cercare di capire quale possa essere la resa del personaggio. Questo ci aiuta a costruire i costumi. Dobbiamo improvvisarci anche un po’ psicologi, perché dobbiamo cercare di mettere a loro agio gli attori in situazioni complesse; per esempio, se per esigenza di scena devono stare in accappatoio, bisogna tenere presente il fattore climatico, e così via.

Quindi cercate di intercettare le esigenze degli attori…

Ovviamente bisogna di cercare di capire gli attori. Poi è logico che c’è qualcuno che ti segue di più, qualcuno meno, ma alla fine i maschi sono così: sono tutti bambinoni!

(Intervista a cura di GianPaolo Improta, foto di Tiziana Mastropasqua)

mercoledì 27 febbraio 2013

Che emozione girare nell'acquedotto del Serino, nel Tunnel Borbonico, nell'ex Lanificio...



Il tempo è un elemento imprescindibile quando si realizza un film. Tutto ciò che avviene davanti e dietro la macchina da presa gira attorno allo scorrere inesorabile dei minuti. Eppure non per tutti è lo stesso. Anzi, sembra che esistano addirittura differenti fusi orari. Se da una parte c’è chi sente perennemente in ritardo, accanito sostenitore del motto “il tempo è denaro”, dall’altra, invece, c’è chi necessita di maggior calma per dare spazio alla propria espressione artistica. Se poi ci si mettono location tanto suggestive quanto complicate, la forbice che divide le due parti si allarga a dismisura provocando inevitabili tensioni.

La quarta settimana di riprese di Take Five è iniziata e si è conclusa con una strana maledizione che sembrava non voler abbandonare il set. Spesso, dopo aver preparato la scena e le brevi prove degli attori guidati da Guido Lombardi, alla chiamata di “motore” del primo ciak saltava la corrente elettrica. Soltanto all’inizio, poi filava tutto liscio. Eppure le difficoltà per girare sono state molte, quasi tutte legate ai luoghi in cui si girava. Andiamo con ordine. 

Le riprese iniziano lunedì negli enormi serbatoi in tufo, con volte alte oltre i dieci metri, nell’acquedotto del Serino. Uno spettacolo da mozzare il fiato. Però, per quanto sia un luogo quasi fiabesco, scendere in posti simili vuol dire trasportare cavi e attrezzature per decine e decine di metri in pantani d’acqua. Fortunatamente per girare la scena Gaetano Di Vaio è stato adeguatamente vestito dallo staff del reparto costumi.

Gaetano Di Vaio nell'acquedotto del Serino

Lo stesso è accaduto mercoledì, quando ci si è spostati nel tunnel borbonico. Camminando lungo strette gallerie, tra scheletri d’auto e di moto antiche, resti di statue passate, la troupe si è spinta sempre di più nel sottosuolo ma lo spettacolo ne ripagava appieno la sopportazione. Non appena raggiungo il set, noto che lo strumento più utilizzato è un piccolo phon celeste. Uno di quelli per asciugare i capelli. Solo che questa volta il getto caldo è diretto sulle lenti degli obiettivi della camera, costantemente appannati dall’umidità che gocciola dalle volte in pietra. È l’assistente alla fotografia Salvatore Landi che, diligentemente piegato sulle ginocchia in un angolo di una piccola grotta, asciuga con pazienza obiettivo per obiettivo. Ma, oltre il rumore del phon, il set sembra insolitamente silenzioso. Niente istruzioni di Guido Lombardi o del suo aiuto Sergio Panariello. Mi sporgo poco avanti infilandomi in un passaggio stretto e buio. Urto qualcuno che mi proietta il fascio di luce di una torcia in faccia. Sono Salvatore Ruocco con Sasà Striano, entrambi eccitati dall’idea di girare in un luogo simile. Continuo a camminare ed ecco che trovo gli altri in un cunicolo, dove non si riesce nemmeno a stare in piedi. Ci sono Guido e l’operatore Luigi Scotto. Poco più avanti, in fondo al tunnel, Gaetano Di Vaio con una piccola piccozza in mano sembra incastrato. È preceduto da Peppe Lanzetta e Carmine Paternoster, sdraiati sulla terra fredda e bagnata del cunicolo. 

Nel tunnel borbonico
 
Altra terra c’è stata anche martedì, quando si è girato in un anfratto dell’ex Lanificio vicino Porta Capuana. Ma qui, più che un problema di umidità o profondità, si è dovuto fare i conti con una signora amante della musica napoletana a tal punto che dalla sua casa, posizionata vicino al luogo delle riprese, lo stereo acceso a tutto volume generava un effetto “concerto”. Per fortuna, una volta informata delle riprese in atto, ha avuto la gentilezza di abbassare, per buona pace delle orecchie del fonico Daniele Maraniello.

Sasà Striano nel Lanificio


Carmine Paternoster nel Lanificio


















Dopo tanto sprofondare nell’entroterra napoletano, la settimana si è chiusa all’interno del caveau della banca magistralmente ricostruito dal reparto di scenografia all’interno di Piazza Telematica, a Scampia.  

Peppe Lanzetta, Salvatore Ruocco, Guido Lombardi e Gaetano Di Vaio nel caveau della banca

Ma la sicurezza degli interni è durata soltanto un paio di giorni. Lunedì, infatti, si è ricominciato con gli esterni, nella galleria Principe dove si sviluppa una delle scene più intense ed emozionanti del film. Uno di quei momenti che ti attaccano alla poltrona facendo dilatare il tempo. 
(Giorgio Caruso, con le foto di Tiziana Mastropasqua)

Salvatore Ruocco nella galleria Principe

venerdì 22 febbraio 2013

Interviste dietro le quinte: Raffaello Durso, ispettore di produzione



Continua l’appuntamento con le “Interviste dietro le Quinte”, oggi con il secondo ispettore di produzione Raffaello Durso, che ci racconta la sua storia e il rapporto con i nostri Five fuori dal set!



Raffaello, qual è il tuo ruolo specifico nella produzione di questo film?

Mi occupo del reparto logistico. In questo ambito ti devi preoccupare di tutto: dalle cose più piccole – come ad esempio che ogni persona possa bere e mangiare sul set in tranquillità e che trovi sempre ciò di cui ha bisogno – a cose anche più importanti, come per esempio l’accertarsi che il set dove andremo a girare sia idoneo e pulito.

E qual è stato il punto di partenza che ti ha potato a questo lavoro?

Io sono prestato alla produzione. Io sono un jolly, il direttore di produzione di questo film è solito chiamarmi così. Ho cominciato facendo il cameraman, e l’ho fatto anche a Roma. Poi ho fatto la regia di qualche corto, spot pubblicitari, videoclip. Ho cominciato a fare l'assistente di regia a Napoli, e poi produzione. Ho fatto anche il direttore della fotografia con i Jackal (n.d.r. la fortunata casa di produzione che ha lanciato la web serie Lost in Google) per un lavoro che uscirà in Rai.

E come sei arrivato a lavorare per Take Five? Come hai conosciuto Guido Lombardi?

Ho lavorato in produzione per il precedente film di Guido, Là-Bas, ed anche per il cortometraggio che ha fatto ancora prima, Vomero Travel. Quindi ci conosciamo da un po’ di tempo!

Lavorando dietro le quinte forse ci puoi dire qualcosa in più sul carattere degli attori

Prima di cominciare il film ho letto la sceneggiatura, e mi sono reso conto di quanto Guido sia stato bravo a prendere cinque caratteri - dei cinque protagonisti – ed a inserirli nella storia non snaturandoli. È molto difficile per me vedere qualcosa in loro di diverso tra la finzione e il dietro le quinte, perché il loro reale carattere è un prolungamento di quello che si vede dall’altro lato della cinepresa.

Quindi credi che gli attori abbiano molto in comune con i personaggi che interpretano?

È diverso, perché Guido ha scritto i personaggi calzandoli proprio sulle loro personalità reali, non è il contrario. Forse per Carmine Paternoster è un po’ diversa la questione perché in scena è timido, pauroso e molto circospetto, mentre nella vita non lo è così tanto.

Quindi credi che lui sia quello che si discosta di più negli atteggiamenti tra il set e il dietro le quinte?

Forse lui è l’unico che è stato scelto anche perché aveva il physique du role. Nella vita reale è sicuramente meno timido. C’è da dire, però, che nella sceneggiatura i personaggi sono tutti vagamente “malvagi”, e questo sicuramente non è un dato che appartiene al carattere degli attori. Le loro sfumature caratteriali sono valorizzate dal ruolo, poi la bontà o cattiveria del personaggio stanno alla sceneggiatura. 

(Intervista a cura di GianPaolo Improta)