martedì 12 febbraio 2013

Una nuova puntata del diario di bordo



Il set è un luogo di incertezze e sorprese. Soddisfazioni e tensioni camminano di pari passo in un ambiente dove, a volte, sconosciuti si ritrovano a lavorare insieme per la prima volta con la speranza di dar vita a un risultato straordinario. Eppure, il feeling che si deve creare tra i membri di una troupe non è dei più scontati perché insieme alla stima e al rispetto, spesso tra le mura di una scenografia aleggia l’invidia. Ovviamente negli spazi interni e stretti il contatto è maggiore e di conseguenza aumenta anche l’attrito.
Mentre mi muovo nella nuova location, le dinamiche sono chiare. Il set è quello dello studio fotografico/abitazione del personaggio di Sasà Striano, magistralmente ricavato dalla scenografa Maica Rotondo che con la sua squadra, l’aiuto Beppe Carbone, l’assistente Mario Schiano e l’onnipresente attrezzista Alessandro Marangolo, ha creato le tre stanze più il bagno di scena da alcuni locali della vecchia Anagrafe, il maestoso palazzo che affaccia su Piazza Dante. Per rendersi conto dell’immane lavoro che è stato necessario basta farsi un giro per i corridoi e le altre stanze, per lo più fredde e spoglie, consumate dal tempo e dalla muffa.




Lo spazio utilizzato per riprese e troupe è circoscritto ad una parte del primo piano. Ma il via vai è incessante. Spesso ci si pestano i piedi mentre si spostano attrezzi di scena o i binari del carello che Guido Lombardi sta usando a tutto spiano o la bicicletta che lo sportivo Carmine Paternoster utilizza ogni giorno per andare sul set. Noi che registriamo il dietro le quinte siamo quelli guardati con maggior astio. Infatti, quando il set è piccolo, il numero di persone che assistono alla scena è ridotto e questo costringe chi non è indispensabile a stare fuori la porta. In questo modo, però, si assiste ad una situazione che è quasi soltanto cinematografica. Infatti, una volta che Guido chiama “motore”, sul posto cala il silenzio più assoluto. Anche se si è nel pieno di un rimprovero o un litigio, tutti si immobilizzano in attesa che venga dato lo stop alle riprese. Solo in quel momento gli animi si infuocano di nuovo, per lo più quelli di produzione con le loro radioline sempre accese e gracchianti. E non è nemmeno sicuro che dopo si possa riprendere la discussione. Infatti, se il regista si ferma subito a dare indicazioni, allora le strigliate, per quanto feroci, avvengono sussurrate, più mimate e condite di occhiatacce che da vere e proprie esclamazioni vocali.

L’importante è che non arrivi nulla alle orecchie di Lombardi. Anche perché le scene che si girano sono di quelle lunghe, zeppe di dialoghi, sguardi carichi di significato e qualunque distrazione può rovinare il momento. Inoltre, sul set fa la sua comparsa il quattordicenne Emanuele Abbate. Nonostante sia giovanissimo mi sorprende per la bravura e dedizione che ci mette. Sembra una macchina da cinema. Nonostante tutti i ciak, ripete le battute con la stessa intensità, come fosse un attore consumato. Ascolta i consigli di Guido mettendoli in pratica non appena sente azione.



Tra turni fino alle due di notte, applausi di soddisfazione per un piano sequenza riuscito alla perfezione, gelosie dietro le quinte, i classici barili di responsabilità scaricati da un reparto all’altro, la settimana continua finché all’Anagrafe non arriva una scomoda nemica: l’influenza. L’ambiente piccolo e umido contribuisce al rapido contagio. Presto sul set iniziano a girare fazzoletti e starnuti. Gli attori ne restano indenni nonostante Salvatore Ruocco e Peppe Lanzetta trascorrano molto tempo in accappatoio per motivi di sceneggiatura. Per fortuna spesso si fermano nella piccola stanza dei costumi, calda e accogliente, insieme a Sasà Striano che sovente, tra un’inquadratura e l’altra, inganna il tempo al telefono.

A patire i sintomi influenzali, invece, sono Guido Lombardi e il suo aiuto Sergio Panariello. Stretto in un pesante giubbotto, con tanto di cappuccio a coprirgli il capo, Lombardi ha diretto gli ultimi due giorni in uno stato debilitante. Ma tra parole raffreddate e colpi di tosse è riuscito a chiudere le scene senza mai perdere la voglia o la passione. Dopotutto, basta guardarlo mentre osserva il piccolo monitor della macchina da presa, seguendo gli attori con smorfie del viso che ricalcano la loro recitazione per poi sorridere soddisfatto. Il sorriso di chi sa che anche le prossime settimane saranno dure ma piene di entusiasmo. (Giorgio Caruso, con le foto di Tiziana Mastropasqua)
 


Il backstage del quarto giorno di riprese

Questa volta il sipario si alza su una bisca clandestina, e svela il segreto di Carmine, interpretato da Carmine Paternoster. Nella sala giochi densa di fumo e frequentata da personaggi loschi, si indagano i motivi che portano Carmine ad unirsi alla banda. 
La seconda scena è dedicata all'incontro tra Gaetano (Gaetano Di Vaio) - intento a ripetere le sue battute - e Carmine, che lo va a trovare a lavoro. Prossimamente altre news e immagini direttamente dal set!

domenica 10 febbraio 2013

Sul set al Palazzo della Camera di Commercio


Mentre mi avvicino al Palazzo della Camera di Commercio, in piazza Bovio a Napoli, non riesco a contenere un sorriso che mi prende tutta la faccia. Girare di sabato è una gran seccatura, ma la location in cui si svolge l’azione oggi è talmente suggestiva da far passare in secondo piano anche la fatica della settimana e il cattivo tempo, annunciato da un freddo vento che viene dal mare. Appena dentro l’edificio, vedo la sala maggiore già allestita per la scena. La troupe si da molto da fare, ed alcuni dei problemi sono talmente evidenti da risultare chiari anche a me: il soffitto del palazzo è molto alto, e i rumori vengono amplificati dall'eco che si propaga. Guido Lombardi, però, continua a girare senza perdere la concentrazione, aiutato dalla presenza di Alan De Luca sul set, che contribuisce ad alleggerire gli animi, sebbene la parte da lui interpretata (il direttore di banca) non sia tanto umoristica (vedi di seguito l'intervista ad Alan De Luca, a cura di GianPaolo Improta e Roberta Serretiello). 



All’ora di pranzo non si è sentito ancora il fatidico “stop” del regista, quindi anche gli stomaci devono essere tenuti a bada dal brontolare. Ne approfitto per fare un giro del palazzo. Il piano superiore si raggiunge con una scala di pietra, già trafficatissima di costumiste e operatori che fanno la spola tra il primo ed il secondo piano. Tutta la scena risulta un po’ comica, vista da fuori: ogni movimento deve essere compiuto nel massimo silenzio, anche il più complicato – come trasportare un pesante cavo dell’elettricità giù per le scale. 
“Il palazzo è stato costruito nel 1895”, sento dire ad una guardia giurata, mentre spiega a qualcuno della produzione la storia dell’edificio. “Però è stato inaugurato nel 1899, e prima di diventare una banca è stato adibito a camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura”, continua a raccontare, mentre scendo verso l’ingresso principale, in una pausa delle riprese. Quello che mi si para davanti subito colpisce l’occhio: la luce. Anche in una giornata ventosa e scura come questa, le strutture di ferro e vetro conferiscono una luminosità senza pari, come se tutti i lampadari di vetro che pendono dal soffitto alto fossero accesi. Cercando di capire qualcosa in più sul palazzo, mi reco di nuovo dalla guardia che avevo sentito parlare prima. Mi spiega che il progetto originale del palazzo era stato affidato a Luigi Guerra e Alfonso Ferrara, e che i bronzi che affiancano la scalinata d’ingresso raffigurano Geni alati che cavalcano leoni, ossia la rappresentazione allegorica del genio (umano) che domina la forza bruta. 
Quando torno sul luogo delle riprese c’è un gran fermento. In edicola è uscito il numero di febbraio di Ciak, il mensile di cinema edito Mondadori. C’è un articolo che parla di Take Five. Anzi, a ben vedere ce ne sono due: un editoriale della direttrice Pietra Detassis, a pagina 10, ed uno speciale alle pagine 24 e 25, firmato da Luca Barnebè. Le copie che la produzione ha comprato sono state distribuite e tutti, dalla troupe agli attori, sono intenti nella lettura. 
Alcuni scatti di Tiziana Mastropasqua, fotografa di scena, immortalano il cast mentre si prende una pausa dalle fatiche del giorno e anche Guido Lombardi e i suoi assistenti possono rilassarsi nella lettura (clicca qui).
La settimana finisce, lasciando tutti molto stanchi, ma bisogna riprendere fiato in fretta e ributtarsi nella mischia più agguerriti che mai. Le prossime riprese saranno in interno, e non sarà una cosa facile per nessuno.
(GianPaolo Improta)






martedì 5 febbraio 2013

Già 5000 visitatori! Le prime risposte ai vostri post…


Questo blog ha debuttato ufficialmente venerdì 25 gennaio, tre giorni prima del primo ciak. Già abbiamo registrato più di  5.000 utenti, dall’Italia e dal resto del mondo: bene, grazie! Proseguite così e diffondete! 
Già tanti commenti ai vari post. Ad alcuni di voi, dobbiamo delle risposte. 

@DANIELE: speriamo vi possa essere  la musica di Dave Brubeck nel film, si vedrà con la questione dei diritti. 

@CIRO, che vorrebbe tanto conoscere la direttrice della fotografia del film  Francesca Amitrano: tu stesso scrivi di sapere quanto sia dura vita del set e quindi come sia difficile darti retta in queste settimane. Però nel blog ci sono tante informazioni, comprese le location: magari individuane qualcuna e se ti presenti al momento giusto forse potrai addirittura salutare (velocemente) Francesca, con la gentilezza che sicuramente ti caratterizza… 

@SUSY e per chi chiede altre foto di Salvatore Ruocco: basta sfogliare bene il blog e la pagina Facebook dedicata al film, creata da alcuni giorni. Sapendo che è un film collettivo e che si tratta di TAKE FIVE, quindi con 5 attori principali (sui quali alcuni di voi hanno già scritto cose bellissime, che meritano) e altri eccellenti coprotagonisti. Per  il tatuaggio di Salvatore Ruocco... tutti i tatuaggi che ha sul suo corpo hanno un significato specifico, ma è molto legato a quello che ha sul braccio: ritrae Cassius Clay (che poi cambierà il nome in Muhammad Ali), campione del mondo di pugilato. Lui per Salvatore è l'esempio del duro lavoro, di come dalla strada si può arrivare in alto, e l'ha tatuato perchè anche lui viene dalla strada. 

@ANTONIETTA e altri che chiedono se l’"adozione" da parte di CIAK di questo film durerà fino all’uscita: sì, sarà così, tutti i mesi CIAK darà notizie che riguarderanno il film e come sta andando avanti. Fino all’uscita.

(Studio Morabito, ufficio stampa di questo film)

Il backstage di Take Five

Un'altra puntata della magia del set con il backstage di Roberta Serretiello: due video del primo giorno di riprese (vedi anche il post relativo) con i nostri "Five" - Di Vaio, Lanzetta, Paternoster, Ruocco, Striano. Buona visione!

lunedì 4 febbraio 2013

Fare un film non è una cosa semplice...


...e nemmeno rilassante! Anzi, è qualcosa che mette a dura prova i nervi. La realizzazione di Take Five non fa eccezione. Basti pensare a quante persone sono coinvolte e devono essere coordinate. I vari reparti di regia, della fotografia, del suono, della scenografia, dei costumi, del trucco e parrucco, gli elettricisti e i macchinisti. Tutto deve procedere come il meccanismo di un orologio per il fine comune, altrimenti il rischio è che esploda la tensione mandando all’aria un’intera giornata di riprese o peggio. Ne sa qualcosa Antonio Alessi, l’organizzatore. Insieme al direttore di produzione Andrea Leone e alla coordinatrice di produzione Giovanna Crispino, è colui che gestisce il set e che deve prevedere l’imprevedibile. L’unica risposta che ottengo nel chiedergli come va, è un distinto grugnito che dice molto di più di tante parole.
Il set nel cortile dell’Anagrafe
La prima settimana di riprese è stata chiusa sabato. Alcune scene da filmare erano tra le più complicate della sceneggiatura. Ma quanto più sono difficili, più si ha bisogno di una delle qualità forse maggiormente sottovalutate in un regista: la pazienza. Guido Lombardi ne ha, fidatevi. O, per lo meno, riesce a dissimulare bene il nervosismo durante le sue brevi camminate circolari e riflessive, quando c’è un cambio d’inquadratura o quando non riesce ad ottenere ciò che vuole da un attore. Ovviamente tutto ha un limite. E di cose su un set ne possono capitare tante. Andiamo con ordine.
Salvatore Ruocco gira una scena
Ad esclusione del primo giorno, quello della piscina, la settimana si è aperta e chiusa con scene che richiedono un numero elevato di comparse. Ho sempre pensato che una delle differenze principali tra il cinema italiano e quello americano sia proprio la gestione delle comparse e dei personaggi secondari. L’accuratezza dei movimenti, per farli sembrare quanto più naturali e credibili. La prima occasione capita durante la scena di un incontro clandestino del boxer Salvatore Ruocco, girato nel cortile dell’Anagrafe. In scena ci saranno una trentina di persone, compresi Gaetano Di Vaio e Salvatore Striano. Al centro una grossa gru dove è ancorata la macchina da presa. Il movimento è complicato ma Guido ha ben in mente ciò che vuole. La disciplina è mantenuta da Sergio Panariello, l’aiuto regia.
“Silenzio!”, urla con fare degno di un sergente di ferro ogni minuto.
Nonostante numerose indicazioni e prove, ci vogliono oltre trenta ciak prima di sentire il fatidico “buona!” da parte del regista. Sarà perché le comparse sono troppo esuberanti, magari scelte genuine per rendere la scena più vera o che la gestione non è perfetta, ma è una di quelle giornate che la tensione l’accumuli con un badile. 
Discorso diverso nell’ultimo giorno della settimana. Si gira all’interno della Camera di Commercio. Qui, mentre avanza l’impettito direttore di banca Alan De Luca seguito da Carmine Paternoster, tutto ciò che li circonda funziona alla perfezione. Eppure i movimenti delle comparse sono di sicuro più complicati. Merito va dato anche ai due assistenti alla regia Joe Zerbib e Francesco D’Ambrosio, attenti e scrupolosi.
Ma i problemi possono giungere anche dalla location stessa. Soprattutto se si gira in un grosso garage dalla eco formidabile e il fonico è il meticoloso Daniele Maraniello. 
Quando arrivo sul set è un cambio di inquadratura. Gaetano Di Vaio mi saluta recitando la battuta. E continua a ripeterla. E ancora. Infilandoci di tanto in tanto un “devo farla bene. Devo!”. Ma non c’è niente da fare per farlo calmare.È scatenato. Recita in loop, senza sosta. Persino mentre Guido sta girando una camminata di Carmine Paternoster. Otto passi che dicono molto, tanto del personaggio. Lo si vede anche dalla dedizione che ci mette il regista. Ma le sopracciglia aggrottate di Maraniello non convincono. C’è un brusio. Il sorriso colpevole di Gaetano la dice lunga.
Gaetano Di Vaio
Guido Lombardi gira una scena














Altra storia, invece, se il set è di dimensioni ristrette, come quando si gira nel dedalo di una rimessa nautica. Nell’abitazione dello Sciomen Peppe Lanzetta, una piccola barca, non c’è molto spazio. Per lo meno non abbastanza per attori, microfonista, operatore e regista. Così ci pensa Guido. Macchina da presa in mano, in una posizione non proprio comoda, filma quanto gli serve.
Spesso e volentieri, poi, arriva l’imprevedibile prevedibile di cui sopra. Per lo più è una fonte esterna.
“A Roma si chiamano i pistoni”, mi dice il veterano del cinema Angelo Saragò, amministratore del film.
Sono importunatori di professione, che si piazzano sul set impedendo di girare. Immancabili, ci sono stati anche per Take Five. Altro lavoro sporco per Alessi e i suoi.
Quando arriva il “fine set” dell’ultimo giorno della settimana, i volti della troupe sono stanchi ma soddisfatti. Mentre si smonta la scena soltanto due figure restano a parlottare pensierose. Sono il regista e il suo aiuto che stanno già preparando il lavoro della prossima settimana. 
“Insomma questi primi giorni di passione sono finiti”, dico a Guido avvicinandolo.
“Si, adesso cominciamo con quelli deliranti in interno”, mi fa serio.
C’è da credergli. (Giorgio Caruso, con le foto di Tiziana Mastropasqua)